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AUTISMO, DIETE E INTEGRATORI


Nella giungla delle terapie per il trattamento dell’Autismo, troviamo anche diete molto restrittive che escludono tutti i cibi che contengono glutine e caseina, oltre l’assunzione di integratori vitaminici e, tra gli ultimi nati, un integratore alimentare a base di alfa-lattoalbumina. La buona notizia, è sapere che molti studiosi e ricercatori continuano a sperimentare nuove terapie e a migliorare quelle già scientificamente validate, al fine di ridurre la sintomatologia dell’autismo. Il rovescio della medaglia è che, ad oggi, gli studi che correlano alimentazione e autismo presentano una variabilità di dati molto ampia e risultati spesso contrastanti.  E’ importante sottolineare che una terapia per ritenersi scientificamente attendibile, deve essere sperimentata su un vasto campione, rappresentativo della “popolazione” oggetto di studio; i risultati devono poi essere replicabili e verificabili da più gruppi di ricerca. Questo non si può dire degli studi che correlano una determinata dieta ad una riduzione dei comportamenti tipici dell’autismo. In base alla mia esperienza professionale, negli undici anni di lavoro con i bambini con autismo, ho avuto in carico alcuni bambini che al di fuori del centro di riabilitazione, seguivano una dieta restrittiva, priva di caseina e glutine. Ho notato un aumento dei comportamenti di autolesionismo, una maggiore iperattività e una riduzione della tolleranza alla frustrazione. Vorrei evidenziare inoltre, che tali diete potrebbero condurre ad una esclusione di questi bambini da tutte le situazioni sociali, quali ad esempio feste di compleanno, o si potrebbe attivare un atteggiamento ipercontrollante da parte dei genitori nei confronti del figlio per evitare di farlo “cadere in tentazione” e mangiare cibi non previsti dalla dieta. Risultato? Aumento della frustrazione e crisi di rabbia. Il rischio è che la dieta porti ad un ulteriore isolamento sociale, un ulteriore stress per la famiglia che si ritroverà a preparare ogni giorno pasti insapori per il proprio figlio.

Dott. Claudio Granata

www.studiopsicologialatina.com 

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